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LA REVOCA DELL'IMMUNITA' A MARINE LE PEN AUMENTA LA SUA PROBABILITA' DI VITTORIA

Il Parlamento europeo ha messo a nudo il leader del Fronte Nazionale e deputato europeo Marine Le Pen della sua immunità parlamentare dopo una richiesta dai procuratori francesi.
I pubblici ministeri a Nanterre vogliono sporgere denuncia contro di lei per "la pubblicazione di immagini violente."
Le accuse portano una multa massima di 75.000 euro ($ 79.000) e una condanna a tre anni di carcere.
Le Pen ha solo condiviso le foto raccapriccianti di Daesh (ISIL / ISIS) mentre uccide con i suoi seguaci su Twitter a dicembre 2015.
"Daesh è QUESTO!" Le Pen ha twittato, insieme a foto grafiche delle esecuzioni di Daesh usate per illustrare il suo punto di vista.
Le tre foto hanno mostrato il corpo decapitato del giornalista James Foley e altri due prigionieri.
Le Pen in seguito ha cancellato le foto dopo una denuncia dai genitori di Foley, ma ha difeso le sue azioni, dicendo che non sapeva chi erano le vittime e che le foto erano facilmente reperibili su internet.
E …

"L'ECONOMIST" TENTA DI DISCRIMINARE IL SUCCESSO DELLA DESTRA IN POLONIA


VARSAVIA - Tornato al potere dopo otto anni di opposizione, il partito polacco Diritto e giustizia, Pis, in sigla, secondo il settimanale britannico "The Economist" non ha mostrato alcuna moderazione: ha sostituito i membri della Corte costituzionale nominati dal precedente governo, (che erano tutti schierati a sinistra e "europeisti"), ha messo propri uomini a capo dei servizi segreti (tanto quanto prima i capi dei servizi erano legati al precedente governo socialdemocratico), ha epurato funzionari pubblici (in tutto il mondo si chiama "spoil sistem" ed è quanto ha fatto ad esempio Obama appena arrivato alla Casa Bianca) e fatto marcia indietro sugli impegni presi con l'Unione Europea (primo punto del programma con cui ha vinto largamente le elezjoni, quindi quello che la maggioranza dei polacchi si aspettavano facesse).
Insomma, all'Economist proprio non va giù la vittoria della destra in Polonia.
"La Polonia conta - scrive ancora l'Economist - perchè è l'ancora dell'Europa centro-orientale ed è stata il fiore all'occhiello dell'allargamento dell'Ue a Est: dall'adesione, nel 2004, il suo prodotto interno lordo pro capite e' quasi raddoppiato. Ora il bambino prodigio emblema dell'integrazione europea sembra diventato un adolescente lunatico". Evidentemente, l'Economist non arriva a comprendere che non è il denaro frutto della crescita economica ad avere valore per il popolo polacco, ma le tradizioni, gli ideali della patria e della nazione, la difesa dell'identità. Sono questi i contenuti autentici che l'hanno spinto a votare la destra.
Probabilmente, è davvero incomprensibile, per chi ritiene sia l'economia e non il popolo al centro dello stato.
"Se il Pis vuole la fine di un'era, sta andando nella giusta direzione - aggiunge rancoroso il settimanale britannico -. Il leader del partito, Jaroslaw Kaczynski, sta seguendo le orme del primo ministro dell'Ungheria, Viktor Orban, di cui e' un ammiratore. La forza trainante di Diritto e giustizia è l'ostilità verso l'elite progressista, laica e urbana del paese (in pratica verso la sinistra europeista) ed è ciò che unisce conservatori sociali, nazionalisti cattolici, euroscettici, fanatici dell'anticorruzione (tasto dolente per l'Economist, dato che il precedente governo che tanto gli piaceva è crollato sotto gli scandali di corruzione), cospirazionisti, protezionisti e rappresentanti nel mondo rurale (pessima cosa, il mondo rurale, per chi pensa che la vita vera sia tutta spread e cocaina...)".
"Come molti partiti populisti - aggiunge - il Pis mescola politiche illiberali con un'economia statalista e miope. Uno dei suoi obiettivi è (orrore!) abbassare l'età pensionabile a 60 anni, annullando la riforma del precedente esecutivo che invece l'aveva allungata (come la Fornero in Italia) a quasi 70: una mossa fiscalmente sconsiderata in un paese che invecchia, ma popolare tra gli elettori maturi che lo hanno votato". E qua si perde il senso di quello che afferma questo settimanale che passa per essere un "faro" delle analisi economiche: se il paese invecchia, va dato spazio ai giovani e quindi bisogna facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro e non allontanarlo come in Italia.
E in chiusura di questo distillato di veleno cartaceo, l'Economist arriva a scrivere: "Si mormora dell'intenzione di mettere sotto processo Donald Tusk, ex primo ministro e attuale presidente del Consiglio europeo. Questo populismo fara' male alla Polonia, ma la preoccupazione maggiore e' che possa paralizzare l'Ue su questioni critiche, in particolare il piano di redistribuzione dei rifugiati. In tempi normali l'Europa potrebbe permettersi di aspettare che il Pis scenda a patti con la realta'. Ma questi non sono tempi normali".
Davvero? E sarebbe "normale" seguire ancora i dettami di un'Unione europea incapace di affrontare le sue drammatiche emergenze, a partire dall'invasione di migranti da ogni dove? Per fortuna la Polonia ha voltato pagina, che piaccia o meno all'Economist, del quale, se una copia finisse nelle mani di un appartenente al "mondo rurale" polacco, l'uso sarebbe molto diverso - e più appropriato - dal leggerlo.

Redazione Milano

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4597_LECONOMIST_DIFFAMA_LA_POLONIA_E_IL_SUO_GOVERNO_ALLE_OLIGARCHIE_FINANZIARIE_DELLA_UE_LA_SVOLTA_A_DESTRA_FA__PAURA

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